Storia

L’idea di istituire “I Giochi di Carnasciale”, nasce ripensando alla tradizione del Calcio Fiorentino, ai suoi protagonisti, gentiluomini vestiti in sgargianti livree, e al periodo dell’anno storicamente preferito dai Fiorentini per praticarlo. L’obiettivo dei Giochi di Carnasciale è di rivisitare i Giochi Carnascialeschi che si svolgevano a Firenze nel tardo medioevo-primo rinascimento e i tornei e i duelli rievocativi delle feste di Lorenzo dè Medici, per far rivivere lo spirito dei giochi antichi, tramandare le tradizioni popolari e le attività fisiche e giocose dell’epoca in cui Firenze era una delle Capitali più importanti del Mondo. Il luogo scelto per il Villaggio Medioevo-Rinascimentale è l’angolo più intrigante e suggestivo del Parco Mediceo delle Cascine nel cuore della città: l’Anfiteatro e il Prato delle Cornacchie. Un luogo Storico deputato da sempre a feste, relax e divertimento.

Mercato e Osterie, Artisti, Musici, Streghe e Artigiani saranno di contorno a  Calcio Fiorentino, Giochi a Cavallo, Tornei di Spada in Armatura, Sbandieratori, Arcieria e altri intrattenimenti Antichi. Giostre Equestri e Battaglie saranno intervallate da Storici e Personaggi che accompagneranno gli avventori nella rivisitazione del Tempo che ha fatto grande Firenze.
I GIOCHI DI CARNASCIALE

Etimologicamente la parola Carnevale deriva dal latino “carnem levare”, popolarmente tradotto nel rinascimento fiorentino in “carne-vale” o “carnasciale“. E’ il periodo dell’anno precedente la Quaresima rappresentato dal banchetto di abolizione della carne che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno a ridosso del Capodanno Fiorentino che coincideva con il 25 marzo, in corrispondenza del nono mese antecedente la nascita di Gesù ad indicare la sua Incarnazione. Il Calendario Fiorentino così fatto, rimase in uso fino al decreto del Granduca Francesco III di Lorena che fissò dal 1750 anche per Firenze il 1º gennaio come data iniziale dell’anno civile.

Giocare nel periodo invernale e soprattutto a Carnevale, era preferito da tutti i fiorentini, nobili e paesani, in quanto, richiedendo il gioco un notevole dispendio di energie, diveniva troppo faticoso praticarlo nei mesi estivi.

Numerosi sono gli scritti antichi in cui questo viene testimoniato, come quelli di Francesco Bocchi del 1591 in una delle prime guide turistiche “per comodo de’ Forestieri” dal titolo “Le bellezze di Firenze” o quelli seicenteschi di Tommaso Rinuccini.

Anche Benedetto Varchi (1503-1565) nella sua “Storia Fiorentina” scrive della partita più celebre, passata alla storia per il momento delicato in cui venne organizzata, quella del 17 febbraio 1530 durante l’assedio posto dall’esercito di Carlo V, nel cui ricordo vive ancora oggi la tradizione. La partita fu giocata alla presenza di tutte le autorità, un po’ per non interrompere l’usanza del gioco ormai consolidata nel periodo di Carnevale e un po’ come sfida e sberleffo al nemico assediante.

Alli 17 i Giovani, sì per non intermettere l’antica usanza di giuocare ogn’anno al Calcio per Carnasciale, e si anco per maggiore vilipendio de’ nemici, fecero in sulla Piazza di S. Croce una partita a livrea; XXV Bianchi, e XXV Verdi, giocando una vitella: per essere non solamente sentiti, ma veduti, misero una parte di sonatori con trombe e altri strumenti in sul comignolo del tetto di S. Croce; dove da Giramonte fu loro tratto una cannonata; ma la palla andò alto, e non fece danno a nessuno.”

Gianluca Cecchini

info@igiochidicarnasciale.it

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