I Giochi con la Palla

Quest’anno a I Giochi di Carnasciale ci piacerebbe reintrodurre i Giochi con la Palla… Premesso che Il Calcio (Storico) Fiorentino merita un capitolo a parte e faremo qualsiasi cosa per riproporlo, atri giochi con la Palla sono stati giocati da sempre in ogni angolo del pianeta.

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Le origini di questi giochi sembrano risalire agli antichi Romani, sebbene ci siano pervenute poche informazioni in proposito: conosciamo infatti alcuni nomi, ma non le regole. Di quel periodo ci rimane un’iscrizione nell’abbazia di Fiastra (Tolentino, MC), che ricorda un Publio Petronio Primo lusor folliculator ossia giocatore di piccola palla e più in generale molti documenti che ricordano come i pilicrepi ossia giocatori di palla fossero soliti ritrovarsi, specie in età imperiale, nello sphaeristerium (da cui è derivato il nome sferisterio dato ancora oggi a molti campi di gioco del pallone), solitamente costruito all’interno delle terme, oppure nel campus come il Campo Marzio della capitale. Svetonio racconta che lo stesso imperatore Augusto vi giocava: « Al termine delle guerre civili rinunciò agli esercizi militari dell’equitazione e delle armi e, inizialmente si diede al gioco di palla e pallone. » (Svetonio, Augustus, 83.) Tra i nomi tramandati di giochi antichi troviamo il follis (un pallone di pelle conciata, pieno d’aria) o folliculus, la pila trigonalis (“palla triangolare”, chiamata così forse per la disposizione dei giocatori o per la forma triangolare del campo), la pila paganica (“palla campestre”, perché si giocava in campagna, in cui la palla veniva riempita di piume), l’harpastum (“strappo”, perché i giocatori probabilmente si “strappavano” a vicenda una palla piccola di cuoio e dal quale deriva il Calcio Fiorentino) e il ludere espulsim. Sulle regole si possono fare soltanto supposizioni. Probabilmente inizialmente era solo una sequenza di palleggi, ma non sappiamo quale fosse lo scopo del gioco. Divenne probabilmente un gioco di finte e di strategie per superare l’avversario, fino a quando fu stabilita la regola secondo la quale per vincere bisognava rinviare la palla oltre i limiti del campo. Ci sono ipotesi interessanti anche su una possibile origine sacra dei suddetti sport sferistici, almeno per quanto riguarda il continente americano. Nell’America precolombiana, infatti, la pratica di gioco della palla centroamericano prima e poi Tlachtli, ossia un gioco azteco simile alla pallacorda, aveva la funzione di sostenere e nutrire, attraverso la fatica e il sacrificio dei giocatori, il movimento del Sole. Viste le molte affinità di alcuni aspetti delle mitologie azteca ed europea, c’è chi avanza l’ipotesi che anche alla base della versione europea di tali giochi, come il llargues, si celasse un rito solare propiziatorio. Il gioco fu ripreso da Spagna e Arabi, che lo praticavano con uno strumento anziché con le mani. Il termine arabo per il gioco era ràhat (“راحة”, “palmo della mano”), da cui deriva la parola racchetta. Dal gioco della palla, praticato con uno strumento, probabilmente derivano l’odierno polo, il baseball e la palla basca moderna. In Francia, alcune illustrazioni del Trecento mostrano un campo diviso da una corda o striscia tracciata sul suolo e una palla cucita fatta di quattro spicchi in cuoio. Questo gioco si chiamava jeu de paume, ovvero “gioco di palmo” della mano. Era praticato da ecclesiastici di ogni grado, dai nobili e dalle donne. Si giocava in un campo rettangolare, con una corda tesa a metà del campo, in cui si colpiva una palla di cuoio riempita da pelo di cane, secondo l’ordinanza di Luigi XI del 1480, sia con il palmo che con il dorso della mano. Il successivo uso delle racchette fece del jeu de paume il precursore del tennis odierno con l’adozione di tali racchette e della rete di corde intrecciate a metà campo. In Inghilterra il jeu de paume potrebbe essere arrivato circa nel Trecento, portato dai cavalieri che accompagnavano Maria de Couci, la figlia di Eguerrand di Piccardia, al suo sposo, il re Alessandro III di Scozia. La certezza che si praticasse questo gioco viene dai vari poemi di Willie The Sweet, di Shakespeare e di Chaucer, i quali usavano parole come tennis ball, tenetz e altri termini per le cacce, ossia parte del punteggio, nonché i punti stessi. Tenetz, dal francese, significa “prendete!”, derivato dal tenere latino che significa “prendere”. Quindi, probabilmente, la parola “tennis” sarebbe sorta come termine latino, per poi essersi trasformata in inglese, passando da tenetz, a tynes, a tenyse, fino a tennis. In Italia la prima regolamentazione ufficiale risale al 1555 con il trattato dedicato ad Alfonso d’Este da Antonio Scaino di Salò. Tra le descrizioni delle varianti del gioco, lo Scaino menziona il fatto che il gioco a mani nude faceva gonfiare eccessivamente la mano poiché all’epoca il pallone era di cuoio e veniva considerato poco adatto alla nobiltà, che perciò si proteggeva la mano impugnando un bracciale di legno, donde la definizione di Pallone col Bracciale. Questa fu probabilmente una delle ragioni per le quali il gioco con la racchetta ossia Pallacorda sia stato nei secoli prerogativa delle città, mentre quello a mano nuda si sia mantenuto nelle zone rurali. Date le sue origini risalenti all’età romana, il Folliculus era diffuso in tutte le zone dell’impero. Dopo la caduta di quest’ultimo si continuò a praticarlo ma subì inevitabilmente variazioni che differivano a volte anche da città a città. Culle di queste discipline, raggruppate nell’espressione sport sferistici, furono soprattutto Paesi latini come Italia, Francia e Spagna dove la loro popolarità crebbe enormemente a partire dal ‘500 fino al XIX secolo, ovvero fino a quando gli sport dell’Inghilterra vittoriana (cricket prima, calcio e rugby poi) cominciarono a diffondersi in tutto il mondo.
(Tratto perlopiù da Wikipedia)

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